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SYD: Rose garden (Lynn Anderson)

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Nei giorni scorsi si è svolto a Roma il G20. Tra i temi dibattuti, le azioni da intraprendere per raggiungere nel più breve tempo possibile la neutralità climatica… in altre parole, le emissioni zero di CO2 in atmosfera. Una bella sfida, soprattutto se si considera che il tema riguarda tutto il mondo, nessuno escluso. Non c’è un Paese che possa esimersi. Non inquiniamo più, dunque. E che ci vuole? Tanti proclami, negli anni passati, tanti obiettivi fissati sulla carta e inevitabili correzioni di rotta.

Ma la faccenda è un po’ più complicata di quanto si possa immaginare e se ne stanno accorgendo anche i più ottimisti…

L’altra sera avevo ascoltato un po’ di musica; poco dopo mi sono messo a leggere qualche articolo sul G20 e in mente mi risuonava Rose Garden di Lynn Anderson. Continuavo a canticchiare l’incipit: I beg your pardon, I never promised you a rose garden. Leggevo dello sforzo compiuto dai rappresentanti dei Paesi più ricchi del mondo per trovare una quadra alla situazione ambientale. All’improvviso tutto sembrava più difficile…

Al G20 hanno partecipato anche Paesi ospiti e organizzazioni internazionali. Tutti a parlare di cambiamenti climatici: il vero tema globalizzato. Ma la complicazione sta nel fatto che ogni Paese si trova in condizioni di sviluppo diverse e che chi è primo vuole rimanere primo e chi è ultimo non vuole più essere ultimo.
Per cambiare la situazione climatica occorre ripensare anche a una parte dei paradigmi economici.
E mentre scrivo non riesco a togliermi dalla testa la melodia… Along with the sunshine there’s gotta be a little rain sometime.

Ma chi aveva detto che sarebbe stata una passeggiata? Chi avevo promesso un giardino di rose? I could promise you things like big diamond rings, but you don’t find roses growin’ on stalks of clover.

Chi ha detto che non avremmo più avuto bisogno del gas? Chi aveva detto che avremmo consumato solo energia verde? E la musica mi risuona in mente…
La realtà è ben diversa. La transizione energetica non sarà una passeggiata. Ci dovremo rimboccare le maniche… tutti. Sarà faticoso, ma saperlo adesso ci permetterà di non deprimerci quando gli sforzi richiesti ci sfiancheranno. Intanto al G20 scompare la data del 2050 e l’incremento della temperatura globale diviene 1,5 °C.

Intanto qualcuno ne parla: “il gas ci servirà ancora… e per parecchi anni, pure”. Qualcuno lo bisbiglia soltanto, perché non è di moda… e i russi si indignano. Chiudono ancora i rubinetti del gas. Questo G20 proprio non gli è piaciuto. La transizione passerà anche attraverso i tubi dei metanodotti, ce ne dobbiamo fare una ragione. Ma niente paura, basta saperlo. Prepariamoci tutti, magari (perché no?) ripensiamo alle politiche di approvvigionamento, con la consapevolezza che non si fa una transizione energetica a parole e proclami, perché poi bisogna fare i conti con la sostenibilità reale delle idee… you better look before you leap, still waters run deep.

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