La delega nucleare alla Camera

Giu 17, 2026 | L’Approfondimento di Michele Governatori

La delega nucleare alla Camera

Giu 17, 2026 | L’Approfondimento di Michele Governatori

La Camera dei Deputati ha approvato, nella terza settimana di maggio 2026, il disegno di legge delega al Governo in materia di energia nucleare sostenibile (A.C. 2669-A) presentato lo scorso ottobre. Il testo passa ora al Senato.

La legge delega il Governo, entro ventiquattro mesi dall’entrata in vigore, ad adottare uno o più decreti legislativi che ridisegnino l’intero quadro normativo per localizzare, autorizzare, costruire ed esercire impianti nucleari di nuova generazione. Il ministro Pichetto ha riferito che i primi decreti attuativi saranno presentati alle commissioni rilevanti del Parlamento entro l’anno.

Le tecnologie a cui punta il testo sono gli Small Modular Reactor (SMR) anche in forma avanzata, cioè di quarta generazione, con capacità autofertilizzanti e quindi minore produzione di scorie. Si prevede anche il riordino della governance e delle competenze delle autorità di controllo, con potenziale creazione ex novo di un’agenzia per la sicurezza nucleare.

È il terzo tentativo di riportare il nucleare in Italia in meno di quarant’anni. Dopo il referendum del 1987 (sull’onda di Chernobyl), un secondo tentativo nel 2009-10 fu spazzato da Fukushima e dal referendum del 2011. Questa volta il Governo punta sugli SMR. Nessun SMR ha ancora raggiunto l’esercizio commerciale nel mondo, se si escludono quelli adottati nella propulsione militare. L’attesa è quella di costi ridotti grazie alla serializzazione della loro manifattura. Ma non si capisce come una distribuzione sul territorio di numerosi siti relativamente piccoli, ognuno comunque con le necessità di presidio e sicurezza tipiche di un sito nucleare, possa giovare ai costi complessivi.

Il PNIEC 2024 (Piano Nazionale Energia e Clima) include uno scenario con nucleare al 2050: circa 8 GW installati che coprirebbero l’11% della domanda elettrica italiana, riducendo il ricorso residuo a gas con cattura di CO2 in uno scenario completamente decarbonizzato.

Il disegno di legge delega prevede appena un centinaio di milioni di euro di oneri per lo Stato, ma è convinzione diffusa tra gli esperti che qualunque investimento privato richiederebbe garanzie sul prezzo dell’energia venduta con strumenti forse simili alle aste FER, del resto già usati in Gran Bretagna (con valori tutt’altro che economici per l’acquirente dell’energia, che finisce per coincidere con lo Stato nella forma dei pagatori di bollette).

Altri nodi restano aperti. Primo: il deposito definitivo per le scorie, che dopo 37 anni dal referendum nessun sito è ancora stato scelto, mentre la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro l’Italia. Secondo: i costi degli SMR, la cui economicità finora e solo sulla carta, e anzi si è vista una diffusa difficoltà delle aziende occidentali che li hanno annunciati a stare sui budget economici per i progetti. Terzo: la convivenza con la crescente quota di rinnovabili non programmabili rende economicamente ardua la gestione di impianti ad alti costi fissi, che dovrebbero funzionare sempre per ripagarli. Ma avendo il nucleare anche il costo variabile del combustibile e delle scorie, non si capisce che senso abbia farli funzionare baseload anche nelle ore sempre più frequenti in cui le rinnovabili servono tutta la domanda. A meno che l’esplosione dei consumi elettrici attesa dagli scenari ufficiali, e di cui non c’è ancora stata traccia, arrivi davvero.